LEGITTIME LE SANZIONI DA RESTRIZIONI ANTI COVID 19?

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Il sasso nello stagno lo avrebbe gettato per primo, secondo taluni,  lo stesso Presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia, nel report sull’attività della Corte per il 2019. “La piena attuazione della Costituzione richiede un impegno corale – ha detto –, con l’attiva, leale collaborazione di tutte le Istituzioni, compresi Parlamento, Governo, Regioni, Giudici.” Ed ancora: “la Costituzione, infatti, non contempla un diritto speciale per i tempi eccezionali, e ciò per una scelta consapevole…” Francia, Germania e Spagna non hanno imposto autocertificazioni ed ogni raccomandazione o atto è stato ratificato dal parlamento. Di fronte alle parole del Presidente della Corte Costituzionale ed alle opposizioni governative che hanno sottolineato i vari passaggi, non è tardata una smentita dalla stessa Consulta: «E’ fuorviante e non veritiera una lettura delle parole della presidente Cartabia riferita alle vicende politiche di questi giorni».

“L’ articolo 16 della Costituzione – evidenzia l’avvocato cassazionista  Giovanni Scudieri, del foro di Chieti – prevede che le restrizioni al diritto di circolazione possano essere approvate unicamente per legge e, quindi, non mediante un decreto del Presidente del Consiglio come è ripetutamente avvenuto. Inoltre, tali restrizioni appaiono illegittime rispetto alla normativa costituzionale, vedi gli articoli 2, 3, 4, 13, 16, 17, 19, 32, 33, 34, 35, 41 e 117.”

Ora, ciò cosa vorrebbe dire? Che i vari DPCM potrebbero essere considerati sotto la cenere. “Abbiamo casi in cui, ad esempio, – ci dice il dott. Ernesto D’Onofrio, Direttore dell’associazione dei consumatori “Contribuenti Abruzzo”-  il soggetto chiama prima un numero pubblico per informarsi e spiega, ricevendone l’assenso, che deve accompagnare la moglie al lavoro in un ufficio pubblico, fuori comune, per evitarle l’uso del treno nei tempi primordiali del corona virus e poi lo stesso viene sanzionato da una pattuglia in servizio; oppure, dei titolari di autovetture multati per non aver spostato i veicoli in sosta regolamentata: erano impossibilitati a farlo proprio per i vari DPCM.” Sono le stesse autocertificazioni e gli stessi DPCM- conclude D’onofrio- che ci lasciano perplessi e che stiamo approfondendo con i nostri legali, non escludendo eventuali class action”. L’avvocato Fernando Rucci, affermato cassazionista, ricorda una recente sentenza del Tar Campania addirittura per un caso di violazione della quarantena per coronavirus. Il tribunale amministrativo ha dato ragione a un avvocato che ha fatto ricorso contro l’isolamento per esigenze di lavoro, ma anche per poter andare a comprare le sigarette. Ed ecco la motivazione, secondo cui è «riscontrata allo stato degli atti la verosimiglianza di quanto dedotto in esito alla essenzialità del percorso seguito dalla propria abitazione per l’approvvigionamento presso il punto di distribuzione automatico di tabacchi», ovvero la necessità di comprare le sigarette.  L’avvocato Fernando Rucci, poi, ricorda come l’autocertificazione nasca si per facilitare la vita del cittadino, ma come in essa non si possano indicare stati di salute e dati tutelati dalla privacy. Che dire? La confusione regna sovrana. Parafrasando Ennio Flaiano, si potrebbe dire: “la situazione è grave , ma non seria”.

Donato Fioriti